Traslocando

Da leggere ascoltando Fanfarlo “The walls are coming down”

Tra circa 1 mese lascerò la casa dove ho vissuto negli ultimi 3 anni.
E lo so che non sono poi tanti ma se pensate che vivo a Milano da 4 anni, questa casa rappresenta il luogo dove mi sono stabilizzata, lo spazio dove la mia vita di adesso ha preso forma. Se penso a quando ho messo piede per la prima volta in questi 50 mq scarsi vuoti, a come giorno dopo giorno ho aggiunto mobili, accessori e ricordi. A come man mano che arredavo con una cornice, una candela, con una tenda, non solo la casa cambiava forma, ma anche io mi trasformavo, e con me si concretizzavano i miei sogni e i miei progetti.
Mi sembra quasi impossibile che queste 4 mura striminzite abbiano potuto contenere così tanti momenti importanti, come abbiamo potuto non crollare con me quando ho perso gli amori e le amicizie più forti.
Questa casa che mi ha protetta e coccolata così a lungo, che mi ha trattenuto quando volevo andarmene e che ora mi lascia andare perché sa che ciò che mi aspetta è un’avventura nuova e magnifica, ecco, questa casa non è solo una casa ma una compagna, un’amante, un’amica ed io provo un gran senso di colpa ad abbandonarla anche se so che chi verrà ad abitarci domani, saprà averne cura come ho fatto io.
E così, traslocando da una casa all’altra, mi sembra di cambiare vita, di lasciare dentro queste 4 mura tutto quello che sono stata fino ad ora, di inaugurare un nuovo inizio, mi sembra quasi che tutto sia possibile. Mi sembra.

Nessun posto è bello come casa mia. Dorothy Gale ne Il mago di Oz

Tatuarsi è un po’ come amarsi

Da leggere ascoltando Mystery Colors – Astronauts, etc.

Sabato mi sono fatta un tatuaggio.
Due ore di punzecchiamenti più o meno dolorosi costanti. Mi sono fatta iniettare dell’inchiostro sotto la pelle che va dal gomito al polso. E l’ho fatto prendendo una decisione in 2 settimane. Ho marchiato a vita il mio avambraccio, con un colpo di testa, dedicando meno tempo a capire se farlo o meno, di quanto ne impiego per scegliere la meta delle vacanze estive. Eppure l’ho fatto con convinzione, senza avere alcun dubbio, neanche quando, con la punta del macchinetta sulla pelle, la mia tatuatrice mi ha detto “vado?”.

Così ho pensato alle decisioni.
Ho pensato che quando si è convinti di una cosa, la si fa senza troppi pensieri e paure, senza dubbi, senza dover discutere ore e ore, rimbalzando da una decisione all’altra, tornando indietro, andando avanti, restando immobili come ebeti. E non è che uno il tatuaggio se lo fa a metà o che so, decide di fare solo i contorni senza colorarlo, senza aggiungere quelle sfumature tanto dolorose, ma tanto importanti per dare profondità al disegno globale.
No, uno stringe i denti se fa male, resisti perché sai che se superi la soglia del fastidio, poi dopo potrai guardare quel segno sulla tua pelle che ti ricorderà per sempre chi sei, che racconterà la tua storia.

E così esattamente come le relazioni umane, mi sono resa conto che bisogna avere la forza, il coraggio e la temerarietà di prendere decisioni, dei colpi di testa, che bisogna superare il dolore, che è necessario riempire di colore i nostri rapporti e soprattutto che bisogna accettare il dolore che certe sfumature possono dare, perché in fondo il disegno globale è quello che conta ed è quello che racconta la tua storia.

Tatuarsi è un po’ come amarsi. Entrambi lasciano segni indelebili sulla pelle e sul cuore.

Amare. È come accettare di farsi scorticare sapendo che in qualunque momento l’altra persona può andarsene via con la tua pelle. Susan Sontag.

La musica della vita

Così per gioco, un giorno ci siamo messi lì io ed il mio amico A. a scambiarci la classifica dei 10 brani che ti hanno cambiato la vita. Le 10 canzoni che associ a momenti indimenticabili, nel bene e nel male, che con i loro motivi profondi e ritornelli che hai cantato a squarciagola, sono capaci di riportare la tua testa indietro di 5,10, 15, 20 anni, una vita insomma.
E così giocando, ho ritirato fuori ricordi vecchi quasi dimenticati, rivivendo ad ogni singola nota, quell’emozione che avevo legato al brano. Canticchiando strofe che ripeti come fossero una preghiera, che stanno lì, stampate nella tua memoria. Metti su un pezzo, lo cerchi su youtube, alcuni hanno una qualità così bassa da farti sentire vecchissima, alcuni ti ricordano quando li ascoltavi nel walkmann e allora si che ti senti vecchia. 
Per alcuni pezzi scatta la competizione, se la gareggiano per la 3a o 4a posizione, se ci fate caso, la gara più spietata se la vivono i brani che si piazzano alla 10a o 9a posizione e chi si gioca la 4a o la 3a, sulla prima non hai mai dubbi. 
E così stilo la mia classifica e ad ogni brano, riemerge un ricordo e puff, il passato mi travolge, portandomi indietro in maniera randomica prima di 7 anni, poi 15, poi in vanti di 5, poi ancora indietro di 2, etc.
Mi ci vogliono un paio di ore abbondanti per finirla e quando premo invio per condividerla con il mio amico, mi rendo conto di aver condiviso molto di più di 10 scelte musicali e con un pizzico di paura spero che lui possa averne cura.

E così spero, possiate averne cura anche voi.

10-When you are smiling, Luis Prima 

Vai indietro di 4 anni, alla fine di una storia inutile nata al mare, stai percorrendo la discesa che da San Lorenzo ti porta a Moneglia, proprio nella prima curva che ti lascia intravedere il mare e nel tuo ipod senti questo pezzo e ti immagini di scendere quella discesa su una vecchia cadillac con un foulard in testa e un uomo che ti sorridere e tu sei negli anni 50 e sei felice così.

9-Vincent (starry starry night), Don McLean

Vai indietro di almeno 12 anni, in una vecchia Opel bianca, a me che ho 10 anni e sono sdraiata sul sedile posteriore coi piedi nudi appiccicati al finestrino fresco, è estate e i miei mi stanno portando nell’ennesimo viaggio in giro per l’Europa.

8-Where did you sleep last night, Nirvana

Vai avanti di 4 anni circa, al mio primo grande amore musicale, a Kurt, alla sua morte, alla mia adolescenza irrequieta.

7-Il canone in DO maggiore, Pachelbel

Vai avanti di 6 anni, la prima coreografia eseguita nella compagnia in cui ho ballato per 5 anni, la stessa che mi ha fatto conoscere le amiche di una vita con cui ho condiviso gli anni più belli, le scelte più difficili, i momenti più decisivi e con le quali continuerò a farlo per molto tempo…

6-Hallelujah, Leonard Cohen

Vai ancora avanti di 5, Montreal, il caffè sulla piazza dove viveva Leonard Cohen, la solitudine di quei mesi, i miei libricini su cui scrivevo, perché non avevo neanche il computer. La Neve ad Aprile, il freddo e la prima primavera: la neve che si scogli dagli alberi e lascia posto ai fiori.

5-ielo su Torino, Subsonica

Torna indietro di 2, la mia Torino, la mia prima casa, gli anni felici in cui pensi che il meglio debba ancora arrivare, le nottate ai murazzi da Giancarlo, le chiacchiere in cucina fino a notte fonda, gli aperitivi infiniti in casa a San Salvario, i primi lavori creativi e il desiderio di scrivere per il grande cinema.

4-Like a Virgin, Madonna

Vai indietro di 18 anni, Caserta, io che sono microscopica e che ballo sul tavolo nella cucina di mia nonna, con una forchetta in mano, scimmiottando le parole, senza sapere assolutamente cosa volessero dire.

3-Your Ex-Lover is Dead, Stars

Vai a 25 anni dopo, a me che sono a Milano, che sto vivendo la mia storia a singhiozzo e al mio amico A. che mi passa questa canzone ed io l’ascolto e so esattamente dov’è Pont Champlain a Montreal e ogni volta che ascolto il pezzo sogno di essere in quel taxi, in quella situazione.

2-For Emma, Bon Iver

Vai a 2 anni dopo, all’Alcatraz, davanti ad un concerto che aspetto da tanto, ad una situazione che aspetto da tanto. Lui che suona For Emma, io che non capisco più nulla.

1- Into the black, Neil Young (ma anche Chromatics)

Vai ad ora, perché la prima posizione è associata sempre a ciò che stai vivendo e a questo spazio infinito in cui ti trovi, “out of the blue” “into the black” (improvvisamente nell’oscurità).

Mi piace pensare alla musica come a una scienza delle emozioni. (George Gershwin)

Libri, vinili, palline di vetro e macchine da scrivere

Da leggere ascoltando Tom Waits – Hold On

Percorri la rampa di scale e non sai bene cosa aspettarti. Se apri la porta e vedi il solito divano di pelle nero, la tv che troneggia nel salotto e anonime stampe da IKEA su pareti bianche, giuri a te stessa che te ne vai nel giro di 1 minuto, giusto il tempo per gettare della benzina e un fiammifero e bruciare il clichè del maschio single. E invece no. Ma già lo sapevi. Prima dei colori, delle forme, prima anche di sentirti dire benvenuta, un odore soffice e pieno ti avvolge, un misto di curry serale, di biscotti-a-tutte-le-ore e di caffè all’alba. E tu ti senti un po’ a casa. Casa tua intendo dire.
Le pareti sono di un colore caldo e cercano uno spiraglio tra gli infiniti poster, libri, vinili, gingilli, oggetti vari che abbracciano tutta la casa. Ci sono libri ovunque, messi in ordine in maniera autistica per casa editrice. Ammassati e avvinghiati tra di loro sugli scaffali, in bagno, negli angoli dove lo spazio sembra essersi ricreato per respirare un po’, pure li sono arrivati, minuscoli pamphlet che sembrano sbucare inaspettatamente per essere letti e tu ne apri più di uno e ci caschi dentro.
Ci sono vinili e ciddi come se il magazzino della cara vecchia Ricordi si fosse trasferito lì, se ne stanno pigiati stretti a farsi compagnia, come se Coltrane potesse farsi una chiacchierata con i Converge, appianando quel piccolo divario tra jazz e hardocore. E poi ci sono le palline di vetro con la neve finta, sai quei souvenir barocchi che si portano alla bisnonna quando da adolescente fai un viaggio in una capitale europea? Sono allineate a decine come i soldatini sull’attenti, e se provi a scuoterle ti accorgi che la neve neanche si alza più.
Ci sono anche 7 macchine da scrivere distribuite qua e là, sembrano più il palcoscenico dove i due gatti si esibiscono quando camminano, anziché una passione vera.
Poi ti colpisce una foto in bianco e nero, incorniciata. C’è una famiglia felice negli anni 70. Appoggiata sul tavolo, come fosse un’essenza costante, quasi una presenza in carne ed ossa, come se ad ogni pranzo e cena, attorno a quel tavolo, ci fosse una famiglia e non una persona sola. Mi si stringe un po’ il cuore ma dura poco. Nell’aria di inizio primavera, c’è odore di gelo, essenza di indifferenza. Mi guardo attorno e mi chiedo se non ci sia stato uno scambio di chiavi. Hai presente tutte quelle storie di scambio di neonati alla nascita? Ecco, come se la persona che avrebbe dovuto abitare quella casa, fosse finita nell’appartamento accanto per errore, con divano di pelle, le stampe anonime etc, e lì invece ci abitasse uno che non centra proprio niente coi libri, i vinili, le palline di neve, le macchine da scrivere.
Però poi capisci che ogni singolo libro, vinile, ciddi, stampa, ogni gingillo, persino le palline di vetro, sono lì a dirti che tutte le persone sono proprio come le case, le devi guardare bene da dentro per poterle conoscere.

Questa è la vera natura della casa: il luogo della pace; il rifugio non soltanto da ogni torto, ma anche da ogni paura, dubbio e discordia.
John Ruskin

La tarantella di Milano

Da leggere ascoltando Mansions Of Los Feliz – Eals

Un biglietto per Milano solo andata, grazie.

Sembra la frase più scontata del mondo da dire al tizio che vende biglietti del treno, alla ridente stazione di Santhià (Torino).
Beh, permettetemi di dire che dietro questa frase ci sono quasi 4 anni di “decisioni e ripensamenti” tanto per citare qualcuno. Quattro anni per fare la tarantella con un piede che va in avanti e sceglie di andare a Torino e un piede che va indietro perchè sceglie di rimanere a Milano, un piede che va a lato desiderando di andare in Canada di nuovo e un piede che resta fermo e tiene il tempo perchè non sa che cosa fare. E’ così battendo il tempo, mentre questo passava veloce come una canzone, mi sono ritrovata a mettere le radici, a prendere decisioni importanti, a sentire questa città come un abito comodo in cui non vedi l’ora di rientrare ogni volta che indossi qualcos’altro.

E così se 4 anni fa mi trascinavo la domenica sera alla ridente stazione di Santhià col groppo in gola perchè mi toccava ritornare nella fredda, gelida, alienante Milano, sussurando con tristezza “un biglietto per Milano (silenzio, sguardo basso, lacrima in canna) solo andata, grazie. Oggi, zompetto allegra verso la stazione, sempre ridente, di Santhià, affermando con grinta e certezza “un biglietto per Milano (sorrido, sicura, spavalda, felice) solo andata, grazie”.

Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure. Italo Calvino.

Fuck the karma

Da leggere ascoltando Wild Nothing – Paradise

Sei seduto sui gradini di un locale chiuso. Hai in mano una birra ormai calda che non riesci a buttare giù. E’ settembre ma l’aria è come rimasta ad agosto. Indossi una tunica che hai comprato 2 settimane prima in India a Delhi, ci sei andata per lavoro e lì ti sei un po’ ritrovata, ti se distaccata dalla tua vita milanese, da un amore vissuto male a singhiozzi per più di un anno. Sei tornata e al tuo rientro il tuo karma era pronto li ad aspettarti, con il solito amore a singhiozzo che bussa alla porta. Questa volta dice la parola magica. Questa volta dice che ha capito. Questa volta è proprio convinto. Occhei, scavi dentro di te, ti interroghi, ti chiedi se proprio proprio non puoi dargli un’altra possibilità e gli dici, occhei, ci sto, vediamo come va. E 2 mesi dopo sparisce di nuovo, alla velocità di un singhiozzo.

Passano 6 mesi.

Hai un taglio di capelli diverso, sei felice. Stai progettando il prossimo viaggio, un’avventura in Thailandia con la tua migliore amica. Il tuo amore passato è lontano di almeno 1000 singhiozzi. Cammini serena respirando l’aria di primavera acerba e non te ne accorgi, proprio non ci fai caso, ti trovi a sbattere contro quell’amore ormai assopito. Ti ritrovi stesa su un telo a fare un pic nic che si trasforma in un “voglio riprovarci” il mantra dell’amante indeciso si ripete più forte, più concreto e denso: penso sempre a te, sei l’unica con cui ho voglia di progettare un rapporto. Occhei, scavi di nuovo e anche se non trovi nulla dici, che forse è destino se continui ad inciampare sempre tra le sue braccia. Che quello è il tuo karma. E ci riprovi.
Dura 10 mesi. Record assoluto. Poi finisce, come tutti i songhiozzi.

Ora sei seduto davanti ad un computer con un txt vuoto da riempire e l’unica cosa che ti viene in mente dopo tutto, è che la storia del karma è una grande stronzata e che il singhiozzo, se respiri per bene, non dovrebbe più presentarsi.

Ecco, benvenuto nella tua nuova vita.

Sai, molte scelte che facciamo nella nostra esistenza appaiono logiche solo guardandole dopo, a fatto ormai compiuto. Sembrano perfino far parte di un disegno dotato di senso. (Raul Montanari)

La felicità porta fortuna

Da leggere ascoltando Little Dragon – Ritual Union

Quando riconosci il motivo canticchiato da un passante.
Un cane, lasciato per 5 minuti fuori dal negozio, quando rivede il suo padrone.
Quando cucini una torta e l’odore di burro invade la casa.
L’odore delle scarpette di danza.
I 10 secondi prima che inizi uno spettacolo e tutti fanno schh schhhhh.
La lampadina quando fa una piccola scossa e poi si spegne per sempre.
I messaggi della mia mamma.
L’odore della primavera, quando fa ancora un po’ freddo.
Quelli che si laureano e il giorno in cui diventano dottori sono costretti ad indossare buffe corone di alloro finto.
Un ragazzo che aiuta un anziano ad attraversare la strada.
Camminare per strada e scambiarsi un sorriso con un estraneo senza motivo.
Lo zucchero che rimane sul fondo della tazzina di caffè.
Mia nonna quando ha sonno e non riesce a tenere gli occhi aperti.
Quando trovi l’abbinamento perfetto tra vestiti che hai comprato in momenti diversi.
E anche quando finisci una coreografia e gli occhi della tua insegnante ti guardano compiaciuti.
Quando mio padre mangia una caramella alla menta e starnutisce 2 secondi più tardi.
Ascoltare una canzone 10 volte di fila, solo perchè ti piace tantissimo.
Il primo gelato dell’anno e anche l’ultimo.
Le fossette di F.
Quando Amelie non riesce a parlare con Nino nel bar e si scioglie come acqua.
Il disordine della casa di E.
E tutte le Y che P. legge come J: Joga, Jutube, jeah!
Quando ti infili nel letto e le lenzuola profumano di bucato.
Vedere una stella cadente ed esprimere un desiderio, anche se sai che mica si avvera.
Le telefonate con S. come se lei fosse qui.
Il momento in cui decidi dove andare in vacanza.
E il primo piatto che assaggi quando sei all’estero.

Sono tutti piccoli, microscopici momenti di felicità.

Questa non è una mia idea, ieri sera leggendo “Momenti di trascurabile felicità” di Francesco Piccolo, mi sono resa conto di quante occasioni troviamo durante il giorno per sentirci scioccamente felici. E sta proprio in questo, credo, la felicità: in tutti quei minuscoli ed irrisori momenti che durano l’attimo di un sorriso.

Nota: Oltre al Libro, consiglio anche il film “La felicità porta fortuna” di Mike Leigh.

La felicità è cosa rara e preziosa, per questo ne siamo sempre in cerca. Vannuccio Barbaro,

Il triangolo no

Da leggere ascoltando Chvrches – The mother we share

Lo sappiamo tutti che 3 è il numero perfetto.
La santissima trinità.
Lui, lei, l’altro.
L’assassino, il cadavere, il detective.
L’inferno, il purgatorio, il paradiso.
Il protagonista, il suo obiettivo, l’antagonista.
Il buono, il brutto e il cattivo.
Qui, quo, qua.

Tutto il nostro mondo, dall’infanzia in poi, si regge su un sistema ternario.
Perciò credo che sia sciocco arrivare a 32 anni e stupirsi davanti alla tipica situazione di catena a tre anelli. Insomma, il triangolo no, dai. No. proprio no.

E’ che fondamentalmente siamo divoratori di sentimenti. Avidi di attenzioni. Smaniosi di forti emozioni. Non ci accontentiamo di instaurare un dialogo a 2. Abbiamo bisogno di più interlocutori, di ingaggiare una doppia relazione, perchè una non ci fa sentire sicuri, non ci basta. Vogliamo la storia di backup, perchè non si sa mai.

Però mi chiedo: cosa succederebbe se uno degli anelli si spezzasse? Se dalla santissima trinità che so, Gesù, si defilasse? Se ad una certa, la vittima decidesse di fare ciao ciao all’assassino e al detective? Se Quo sparisse, lasciando Qui e Qua da soli, per sempre? Se il Brutto se ne andasse, il buono ed il cattivo sarebbero ancora tali?

E allora mi viene un dubbio: che “l’altro” in fondo sia il vero collante della coppia. L’altro avvicina lui a lei ed è indispensabile per la buona riuscita di una coppia.

Ecco, lo sappiamo tutti, 3 è il numero perfetto.

Quello che ami e quello che ti ama non sono mai la stessa persona. Chuck Palahniuk.

Tutte le corsie portano ad un lavandino o… all’amore

Da leggere ascoltando Emiliana Torrini – Birds

Domenica mattina mi sveglio tutta convinta: mi vesto, prendo la bici e pedalo a tutto gas verso Piazzale Cuoco, dove ogni fine settimana c’è un mercato dell’usato piuttosto enorme. Ci sono stata la settimana prima e ho acquistato un indispensabile cestino da picnic a soli 4 euro, quindi ci ritorno consapevole che avrei fatto un sacco d’acquisti. Lego la bici, mi avventuro: il mercato mi sembra sterminato. Cosciente di non avere il minimo senso dell’orientamento, pianifico accuratamente il mio percorso e mi dico: occhei, ora inizio da destra e percorro tutte le corsie, una ad una, quando arrivo alla fine di una, giro sempre a destra e percorro l’altra, poi sinistra, fino in fondo, a destra e via dicendo. Perfetto. Cazzarola, dai che a sto giro ce la posso fare. Mi infilo le cuffie e accendo il mio ipod, metto su Emilana Torrini che è l’unica musica che si possa ascoltare di domanica mattina. Cammino, vengo attratta da una borsa a secchiello in cuoio ma costa troppo, poi da un set di calici in vetro stile bis-nonna, poi intravedo ben 2 corsie in là, un banco pieno di vinili vecchi e non capisco più nulla. Immaginatemi, li’ in mezzo alla polvere, tra la gente che urla, che cammino veloce dimenticandomi di dove mi trovo, dimenticando del mio piano per non perdermi.
Arrivata al banco, scopro dei vecchi vinili di canti degli alpini e qualche 33 giri dei cartoni animati anni 80. Che delusione. Rimettermi sui miei passi, sembra impossibile. E così iniziano 30 minuti di delirio, riesco a passare accanto alla stessa bancarella che vende lavandini usati, per ben 4 volte di seguito, nonostante, in ogni giro, io prenda direzioni diverse, puntualmente, manco seguissi una mappa speciale, arrivo accanto al lavandino azzurro che chiaramente nessuno mai comprerà. Niente, alla quinta volta mi arrendo. E me ne vado, a mani vuote. Tornando a casa in bici, inizio a pensare a come il senso dell’orientamento nello spazio abbia molto a che fare con il senso dell’orientamento nelle nostre relazioni affettive. Molti di noi, anzi voi, riescono a muoversi nelle relazioni in maniera armonica, passando da una meta all’altra senza perdersi, senza ritornare sempre sui propri passi. E poi ci sono quelli come me che commettono sempre gli stessi errori, che ruotano intorno allo stesso problema sentimentale, che nonostante sappiano bene di dover percorrere tutte le corsie, una ad una, fino in fondo, poi si ritrovino sempre a passare accanto allo stesso uomo.

Non puoi insegnare al granchio a camminare diritto. Aristofane, La pace

Nuovo taglio, nuova testa, nuovo cuore?

Da leggere ascoltando gli Stars – Hold On When You Get Love And Let Go When You Give It

1 anno e 4 tagli di capelli diversi.

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Come se un paio di forbici e una tinta da supermercato potessero cambiarti la testa. E invece si. La mia amica I. l’altro giorno se ne esce fuori con una frase che, se per il resto della folta comunità femminile over 30, sembrerebbe una emerita cazzata, alle mie orecchie invece, giunge come una di quelle massime buddiste: tagliando i capelli, dai un taglio al passato. E lo so, state tutti molto calmi, lo so da me che non è scientificamente possibile, ma usando un po’ di immaginazione è possibile concedersi l’opportunità di crederci, anche solo per un istante. Insomma, se quei centimetri di capelli legati al passato se ne vanno così, con una decina di sforbiciate, buttati via con la ramazza, mischiati insieme a matasse inanimate di altri capelli ormai dimenticati, ecco, se è possibile questo, allora è possibile pensare che con essi possano sparire nel sacco della monnezza, anche i ricordi brutti, i momenti pesanti, le questioni irrisolte…Dandoci un taglio, cambiando la tua testa… Capelli più corti, pensieri meno forti. Capelli diversi, dolori persi. Come una formula magica, come se il casco dove ti asciughi i capelli fosse quello di Eternal Sunshine Of The Spotless Mind, come quando si è bambini e credi che se desideri tanto qualcosa, questa poi si avvera, ecco, così ho pensato: nuovo taglio, nuova testa, nuovo cuore?

Quando uno brucia i propri ponti, fa un gran bel fuoco! (Dylan Thomas)