Sulla pazienza, il lievito e il duro gesso

La soluzione c’è e l’ho trovata in una domenica d’autunno sul binario 3 della stazione di Santhià.

Prima della soluzione però, ecco il problema.

Qualunque cosa faccia, in amore, sul lavoro, nelle amicizie, persino in caso di influenza, la fretta è ciò che guida le mie azioni. Vorrei poter dire di essere una persona razionale, riflessiva, posata, che medita prima di agire e che regola la propria esistenza con una buona dose di calma. Sbagliato. Mi agito, vado in ansia e quello che è un piccolo problema si trasforma in un autentico dramma in tempo zero. Come un piccolo punto nero, tu provi a schiacciarlo ma fai casino e puff, ecco un bel brufolo in pieno volto.

Ecco perchè le ultime settimane si sono trasformate in uno tsunami di dimensione apocalittica, dopo svariate notti senza dormire, una grande confusione mentale e molta molta rabbia, mi reco nell’unico posto in cui poter trovare le risposte ai miei problemi: a casa da mamma e papà.

E’ che a volte se provi a guardare le cose per quelle che sono, privandole di tutte le asperità di cui tu personalmente le hai dotate, ti rendi conto della loro piccolezza. Come guardare il mondo con il giusto paio di occhiali da vista.

E poi se questo proprio non basta, c’è un piccolo segreto che voglio svelarvi. Diciamo che al mondo siamo come su un’unica fila, se la persona dietro di noi cerca di fare una manovra poco aggraziata e corretta (che prevederebbe abbondante uso di vasellina), cerchiamo di non agitarci e di rallentare il più possibile l’evento, è molto probabile che la persona in questione stia per subire la stessa sorte, anche lui avrà qualcuno dietro privo di vasellina…

E’ sempre una questione di tempo, come la levitazione del pane, come il gesso delle scarpette a punta che deve smollare, come la pazienza che si deve affinare.

Forse le colpe dei padri ricadranno pure sui figli, ma è anche vero che le lezioni dei padri, arricchiscono i figli.

Da ascoltare con redemption song versione di John Legend

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