Elogio ad un’auto

Mi piace guardare dentro le auto.
Lo faccio spesso mentre cammino per strada, soprattutto quando vago senza meta. So che è un atteggiamento un po’ strano, da fuori potrei sembrare una ladra o qualcosa del genere e un po’ lo sono, in effetti c’è qualcosa che “rubo”: un pezzetto di vita, di esistenza o quello che credo possano essere le persone a cui appartengono quelle auto. Lo ammetto, sono avida di storie, e prima di tutto di vita. Mi nutro di situazioni, emozioni, eventi, coincidenze, le cerco, le scovo e poi ne ricavo ricette farcite con una grande quantità di fantasia.

Domenica piovosa, esco a fare due passi. Costeggio la mia strada fino ad arrivare in piazzale Medaglie D’oro. Mi piace questa piazza, ha un nome solenne, vincente, da record del mondo. Il marciapiede e stretto ed è inevitabile, l’occhio cade nei finestrini delle auto parcheggiate; in una c’è un vassoio di pasticcini trasparente: se lo sono solo dimenticato? oppure il ragazzo che le ha comprate ha scoperto all’ultimo momento che la ragazza da cui doveva andar è intollerante ai latticini e la crema che farcisce i pasticcini le avrebbe fatto male, così li ha abbandonati sul cruscotto magari andando alla ricerca di un fioraio aperto, per non presentarsi a mani vuote al loro primo appuntamento; altra auto, altra giostra… un’auto parcheggiata con la ruota destra sul marciapiede, è tutta storta, di sicuro l’autista l’ha abbandonata più che parcheggiata, lì come stava stava, senza preoccuparsi troppo, magari alle 4 del mattina, mezza sbronza dopo aver scoperto che la sua migliore amica conosciuta all’università è in realtà suo fratello scappato di casa da adolescente che si è rifatto fare completamente… poi ci sono le auto immacolate, quelle che passano la domenica mattina sotto le spazzole dell’autolavaggio, quelle che sono costrette a luccicare senza sosta, striate con panno di renna e cera, come cavalli purosangue, auto che rappresentano il momento di unione di una famiglia, con il padre che pulisce accanito, la madre che sciacqua la carrozzeria e il figlio che si occupa dei cerchioni… e poi c’è la mia auto. Piccola, verde, se la guardi dall’alto sembra una ranocchia, 9 anni di vita, quattro incidenti, tutti subiti. Un ‘auto un po’ sfigata che traduce però la mia vita per molti versi, tanti kilometri, tanti viaggi, tanti tamponamenti (leggi inculate…), ed è sempre in piedi, pronta a partire al primo giro di chiave, per chissà dove, poco importa, l’importante è partire…

“Oggigiorno un’automobile forma parte integrante della vita di ciascuno, è l’accompagnamento sonoro e visivo di tanti pensieri, sentimenti, conversazioni e decisioni, che viene ad assumere l’importanza di una delle stanze di casa. E il separarsene, quali che ne siano le deficienze, è come il perdere un elemento del proprio ambiente familiare.”
Jan Struther

Da ascoltare con “THE BIG MACHINE” MF/MB/

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