Di domenica

Domani molti tornano a lavorare, esattamente come me. Con la volontà che è pari a zero.

E’ incredibile quanto possa essere faticoso, è un po’ come cambiare continente, le ferie fanno un po’ questo effetto, sposti l’orologio di 4-5 ore rispetto alla sveglia ordinaria e rientrare nel ritmo giusto può essere difficile quanto recuperare il jet lag.

Così la domenica prima della grande ripresa lavorativa te la vivi con un’angoscia tale, da renderti una larva, te ne stai in casa a ciondolare, a fare un po’ di mota qua e là. Senza scopo, aspetti.

E mi viene in mente tutta la storia delle attese che normalmente dovrebbero essere vissute con entusiasmo e grandi aspettative: ve la ricordate la poesia Il sabato del villaggio“? Si dice che tanto è più felice un evento quanto l’attesa prima di viverlo sia stata lunga.

Il vino buono è invecchiato, perciò l’attesa per aprirne la bottiglia è parecchio lunga.

Già, ma per qualche motivo a me ignoto, l’attesa per rientrare a lavoro non funziona così. No, per come è andata oggi, più che di Sabato del villaggio parlerei di Sunday bloody sunday.

Domani si ricomincia.

Arbeit macht frei. Il lavoro rende liberi.

Davvero?

Dato l’evento osserverei pure un minuto di silenzio, quindi niente musica abbinata oggi.

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One thought on “Di domenica

  1. Una comune conoscenza la scorsa estate mi ha detto che le ferie sono una cosa negativa, perchè ti danno la possibilità di provare una vita che non potrai mai fare.

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