Diario di un’insonne

Sul comodino un calice di vino bianco e un barattolo di melatonina. I miei due alleati per una notte di sonno profondo.

Non ricordo da quando non dormo. Non ricordo il giorno esatto in cui ho iniziato a non riuscire a riposare per più di 4 ore consecutive. A volte mi sento come la protagonista di Fight Club e tutto quello che vivo è una copia, di una copia, di una copia. E fai fatica a distinguere le giornate, tutto ti sembra già visto, già vissuto. Perciò in realtà mi sembra di soffrire di insonnia da sempre, ma è più probabile che ne soffro da soli 3 mesi. Non so.

Da circa un mese ho imparato a gestire meglio la mia dieta, evito accuratamente la carne a cena, perchè dicono, contenga un enzima speciale che mette in moto le cellule nervose, in pratica mangi un boccone di carne e i tuoi neuroni partono a razzo, il cervello si attiva, va che è una bellezza e tu stai li con gli occhi sgranati a fissare il soffitto. Quindi niente carne alla sera. No.

Poi di solito ci sono i tre step della sonnolenza, tre importanti, fondamentali passaggi da seguire scrupolosamente per cercare di acchiappare il sonno, quando passa sotto le tue palpebre: 10 minuti di settimana enigmistica, 15 minuti di lettura poco impegnata (attualmente mi sto dedicando a Momenti di trascurabile felicità) e infine 25 minuti, ovvero un’intera puntata di Sex and the city, così il cervello si spegne e il sonno può avere la meglio.

Si, sono in preda di una routine serale/notturna, uno schema fisso, una tecnica collaudata che nelle ultime settimane mi ha portata a quota 7 ore di sonno consecutive.

Bene, ora però sento la mancanza di quelle notti insonni, quando ti sentivi speciale perchè le tue giornate sembravano molto più lunghe rispetto agli altri. Quando misuravi l’intera nottata non in ore ma in film, 2-3 film e sarà alba… quando la notte diventava un territorio nuovo, da esplorare, i minuti si dilatavano e il tempo cambiava forma, sembrava non fluire più, restando immobile. E anche io restavo immobile, il mio cervello si fermava e anche se ero perfettamente sveglia, smettevo di macinare pensieri contorti, e mi sembrava quasi di sfiorare la felicità.

Quasi quasi stasera mi faccio un caffè e resto sveglia.

Possiamo perdonare un bambino che ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando gli uomini hanno paura della luce. Platone

Da ascoltare con “A night like this” The Cure.

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