Le vite degli altri

L’unica cosa che mi piace del tornare a casa tardi la sera, è il silenzio che avvolge la città e la luce che penetra da dietro le finestre. Una luce che ti lascia immaginare tutto quello che vuoi. Tu cammini sul bordo della strada, alzi lo sguardo ed eccole lì quelle belle finestre enormi al quinto o sesto piano illuminate che riflettono la propria luce sulla strada e tu alzi lo sguardo e le guardi e non ti senti troppo in colpa, non ti senti una “guardona”, quella luce è talmente forte da pretendere di essere fissata.

E la testa parte in quinta. E inizia a frullare. E immagini le vite degli altri.
Immagini le storie che riempiono gli appartamenti che stanno attorno a quelle finestre. Immagini una famiglia davanti alla Tv a guardare l’ennesimo dibattito politico; immagini un gruppo di amici seduti sul divano mentre ascoltano un vecchio vinile su un giradischi sgangherato mentre si passano una canna striminzita; immagini un anziano appisolato sulla poltrona con la mano ferma sul telecomando e il dito pigiato sul terzo tasto; immagini la cena di due amanti che sono al loro secondo o terzo appuntamento e si trattengono a bere la seconda bottiglia di rosso mentre giocano a rincorrersi con lo sguardo; immagini un uomo solo nella sua intimità; immagini un bambino che cerca un modo per nascondersi dalla sua paura per il buio e tutto quello che gli viene in mente è il protagonista di “il sesto senso” che dice “vedo la gente morta”; immagini una coppia di amiche che si seccano un’intera bottiglia d’amaro e si raccontano cosa vogliono fare da grandi mentre non si accorgono che la maturità le ha appena travolte; immagini una coppia di genitori che tentano di prendere sonno mentre aspettano di sentire il rumore della chiave che entra nella serratura, apre la porta e il passo inconfondibile del figlio che finalmente rientra a casa.

E ho percorso circa 10 metri.

Mi piacciono le vite degli altri. Mi piacciono quelle finestre che nascondono l’intimità domestica e stimolano l’infinita creatività della nostra fantasia. Mi piacciono la nebbia e il buio che avvolgono i palazzi su cui queste finestre sono scolpite.
E mi piace camminare da sola e godermi l’eco delle rotelle del mio cervello che vanno che è una meraviglia.

Niente ha bisogno d’esser modificato quanto le abitudini degli altri. Mark Twain

Da leggere ascoltando 100 OTHER LOVERS – DeVotchKa

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2 thoughts on “Le vite degli altri

  1. Commenti:
    1. una volta si diceva “partire in quarta”, adesso “in quinta”. Quando si dice il progresso.
    2. i nostri LMP (Leader Massimi Politici) partono invece almeno in sesta, nel senso che non si scomodano per una taglia inferiore. Quando si dice il regresso.
    3. i RIS (o i ROS? boh) hanno appurato che la canna la brandiva il vecchietto del terzo piano, reduce del ’68. Quelli del giradischi solo acqua minerale; con bollicine, perché si sentono trasgressivi. Quando si dice il progresso che vorrei.
    4. La chiave nella toppa non la sento più. Quando si dice che i figli crescono.

  2. Amavo quello stesso spiare, quando viaggiando in treno mi perdevo a vedere le vite degli altri scorrere fuori dal finestrino… Chissà dove corre quel signore in bicicletta, chissà se sono amanti quei due che si abbracciano come se non si vedessero da secoli e chissà se la signora che sbatte i tappeti da quel balcone sta sbattendo la sua di polvere o a pagamento scrolla quella altrui… 🙂 Bella colonna sonora.

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