La fabbrica dei ricordi

Avevo circa tre anni, un vestitino giallo, le scarpette di vernice, i boccoli biondi e giocavo in un parco giochi di Verona. Questo è il primo ricordo vivido che ho della mia infanzia. Mi piace pensare di essere stata profondamente segnata da Verona, città d’arte e città dell’amore.

Ognuno di noi ha un primo ricordo. Una prima ed inconfondibile immagine che sembra dichiarare: eccomi, ci sono anche io in questo mondo. E quell’immagine non è mai scelta a caso. Anche se siamo molto piccoli, anche se il nostro cervello e la nostra sensibilità non sembrano essere minimamente sviluppati, bhè per qualcuno non si svilupperanno mai, anche se non sappiamo neanche pronunciare il nostro nome, siamo comunque in grado di scegliere un evento, una situazione precisa, dargli una forma estetica simile ad uno scatto fotografico o all’inquadratura cinematografica e un titolo. Da piccoli siamo tutti registi in pratica. La nostra memoria è una memoria da cineasta.

E se fate attenzione, quel primo ricordo ce lo scegliamo per bene. E’ quel primo ricordo che dà un senso profondo alla propria esistenza. E’ intorno a quel ricordo che costruiamo il nostro futuro.

Nella biografia, Pina Bausch, grande maestra della danza contemporanea, spiega che da bambina i suoi genitori avevano un ristorante, lei non potendo stare a casa da sola, era costretta a starsene al ristorante e aveva trovato un modo per non annoiarsi troppo: se ne stava nascosta sotto ai tavoli a guardare i piedi della gente. E da lì che ha deciso di fare la coreografa, dallo studio dell’atteggiamento corporeo delle persone, da quei piedi e dalle loro movenze.

E allora non posso non chiedermi: esiste davvero un destino? basta fare attenzione e sapere leggere bene in quel primo ricordo il contenuto della nostra intera esistenza? E se avessi scelto un altro ricordo, la mia vita davvero avrebbe preso un’altra piega?

Che cosa fanno i bambini tutto il giorno? Fabbricano ricordi. Dino Risi.

Da leggere ascoltando ELECTRIC COUNTERPOINT: III. FAST (RÖYKSOPP)

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4 thoughts on “La fabbrica dei ricordi

  1. Il mio primo ricordo è una vestina verde a fiorellini, con il pizzo sangallo in fondo, che mi aveva fatto mia mamma e mi arrivava fino ai piedi. E con quella vestina al mare la sera andavamo a mangiare il gelato dopocena, e passavamo nel sottopassaggio sotto la ferrovia, che era piccolissimo e mi faceva anche un po’ paura.
    E poi mi ricordo le olive all’ascolana (stavamo a Cupramarittima).
    E la cameriera Ornella che mi metteva la spina del flipper.
    Avrò avuto 3 anni, ma forse anche due, sicuramente meno di quattro.
    Mia figlia ha 4 anni. Chissà che ricordi si sta costruendo… chissà che ricordi le sto “regalando”…

    • vedi, è come una magia: riesci a ricostruire tutti i dettagli della scena come fossi Rossellini o Fellini! Fantastico. Tra qualche anno se ti ricordi, chiedilo alla tua bimba, sono curiosa di sapere che ricordi sta costruendo 😉

  2. Il mio primo ricordo è una camera in penombra, io nel lettino con le sbarre altissime e mia sorella grande che mi porge tutta eccitata un bambolotto di plastica rosa. Era la mattina di Natale e io avevo due anni e un po’. Forse però è meglio se evito di soffermarmi sul significato di quel mondo eccitante e festoso visto da dietro le sbarre 🙂 Buon martedì!

    P.S. La mia antica terapeuta avrebbe apprezzato molto la tua analisi…

    • bhe, io ci vedrei tutta la storia della crescita verso l’alto, la proiezione verso il futuro, scalare e superare quelle sbarre…oddio, ho troppe amiche che fanno le psicologhe di mestiere 😉

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