Lavoro al circo

Ti scelgo, ti uso, ti getto.

Non è la nuova pubblicità degli assorbenti, neanche delle lamette da rasoio, non pensate che stia parlando delle lenti a contatto; se credete che mi riferisca ai dischetti struccanti, vi sbagliate di grosso.

Parlo dei rapporti di lavoro.

Siamo, mi verrebbe da dire sono, ma sembrerebbe un po’ come fare lo scarica barile, siamo stati davvero bravi a costruire un meccanismo di instabilità contrattuale a dir poco perfetto. Nessuna certezza, diffusa inaffidabilità. Manco fosse un macchinario di fantascienza, il mondo del lavoro odierno offre pochissime possibilità, a condizioni davvero ridicole, nessuna prospettiva, e se non ti accontenti, sei tu che che pretendi troppo. Se ti accontenti, devi farlo col sorriso e guai se provi a preoccuparti del futuro, il futuro, quel presuntuoso, ti spinge a non viverti il presente, che dovresti apprezzare molto più di quanto tu faccia.

Così stai, proprio come un equilibrista, tra le esigue certezze del tuo presente poco roseo, e lo sguardo furtivo verso il futuro, parecchio nero.

E in questa precarietà ci stai per un anno, poi il circo in cui lavori si sposta, o meglio, ti sposta, come dire, ti butta fuori e tu cerchi un altro circo. E riparti con l’equilibrismo.

E davvero, vorrei poter ringraziare chi ha costruito quest’Italia così poco promettente. Ancora una volta, auguri Italia. Ma non di cuore.

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. Art. 1, La Costituzione Italiana.

Da leggere ascoltando Eye Of The Tiger – Survivor

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6 thoughts on “Lavoro al circo

  1. Questa mi è piaciuta Valentina… non solo perché sono d’accordo con quello che dici, ma anche perché la metafora del circo rende bene. In bocca al lupo per tutto. Ste

  2. la metafora del circo è bellissima.
    Io sono forunata, noi (io e mio marito) abbiamo fatto in tempo, abbiamo iniziato a lavorare prima che questa situazione in cui ti trovi tu fosse la norma (e siamo in un settore dove per fortuna la precarietà è anche arrivata un po’ dopo). A volte essere un po’ più vecchi è un vantaggio.
    In bocca al lupo!

  3. Cara, hai perso il lavoro? Caspita, che brutta cosa 😦
    Ma sono sicura che una ragazza sveglia come te non farà fatica a trovare altro e meglio. Concordo con chi ha detto che avere qualche anno in più è un vantaggio, io ne ho 43 ed effettivamente sono una miracolata. Ma penso a mia figlia, a come sarà il mondo per lei quando avrà 25, 30 anni… Confesso di essere molto preoccupata per lei.

    • Spero che la mia generazione riesca a fare quel salto di qualità per rendere il mondo del lavoro meno feroce per i ragazzi che hanno l’età della tua bimba 🙂

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