Vattene amore

Cammino verso Piazza Cinque Giornate e mi imbatto in un volto che riconosco subito. E’ appoggiata alle vetrina di un negozio e sta chiacchierando con un’amica, mi bastano 2 secondi per capire che si tratta di lei, Mietta, quella di Trottolino amoroso. Ok la canzone non si chiama così, ma Vattene Amore, ma ammetterete che Trottolino Amoroso Duddu Daddà, è immediatamente riconoscibile e ti porta subito dentro la storia che racconta.

Prima di tutto, nessun essere umano che abbia superato i 15 anni, si azzarderebbe a chiamare il proprio amante “Trottolino amoroso”, a meno che non si tratti di una giovane madre che sta sgridando il proprio figlio di 7 mesi, e per rincarare il rimprovero, aggiunge il “Dudù dadadà” mimando il rumore della sua mano sul sedere del pargolo che ha appena rigurgitato il latte materno ingerito.

Per anni abbiamo guardato “Vattene amore” con gli occhi a cuoricino, pensando si trattasse di una canzone d’ amore tra un uomo e una donna che vivono una relazione difficile, e invece si tratta del rapporto di lotta quotidiana tra una madre e il figlio, una lotta che in certi casi è finita male.

Vattene Amore è un codice. Un codice che nasconde una storia. Una storia che rivela una verità atroce. Una madre che ripudia il proprio figlio.

Questa non è una canzone d’amore, questa è cronaca.
Parafrasiamo insieme l’incipit della canzone:

Vattene Amore,
che siamo ancora in tempo.
= effettivamente il bambino è appena nato…
Credi di no?
Spensierato,
sei contento!
= che ci vuoi fare, quando sei neonato ridi e vivi spensierato inconsapevole della vita vera che ti aspetta.
Vattene Amore,
che pace più non avrò,
nè avrai.
Perderemo il sonno,
credi di no?
= in media 6 notti su 7, i genitori non chiudono occhio.

(….)

Vorrei potervi dire che ho bloccato Mietta per chiederle di abbozzare il ritornello, di farmi diventare testimone di un brano che rivela un aspetto così introverso e profondo della vita, ma non è stato così, il 9 passava proprio in quel momento, e ci sono dovuta salire sopra, la profondità della vita, in fondo, mi sembrava meno importante del mio ritorno a casa prima che iniziasse Matrix.

Nota d’intenti: I fatti di cronaca a cui il post fa riferimento, sono frutto della fantasia dell’autore. Non è mia intenzione ironizzare su casi gravissimi di cronaca che hanno riempito le pagine dei giornali di questi ultimi anni e mesi. Piuttosto, in maniera ironica, sarcastica e forse crudele, spero di creare un’ulteriore lente di ingrandimento su un problema e fenomeno sociale di gravissima portata. E personalmente invito a rallentare i ritmi sfrenati di questa vita agghiacciante, per godersi mggiormente i vostri figli, senza lasciarveli da nessuna parte.

Da leggere ascoltando Vattene amore – Mietta/Minghi

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One thought on “Vattene amore

  1. ” invito a rallentare i ritmi sfrenati di questa vita agghiacciante, per godersi mggiormente i vostri figli, senza lasciarveli da nessuna parte”
    io non mi capacito di come possa succedere di dimenticarsi il figlio, proprio non posso.

    La lettura di questa canzone musicalmente bella ma dal testo ehm, discutibile, è molto divertente, comunque!!

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