La vera pizza

Prendo la bici e torno a casa dopo una giornata di lavoro, guardo l’orologio, sono già passate le 20.30, mi immergo nel traffico di milanesi che vanno fuori a cena. La fame inizia a farsi sentire, lo stomaco pulsa sperando che butti giù qualcosa che lo riempia, il naso si sensibilizza manco fossi un cane da caccia a stecchetto da un paio di giorni. Proprio quando le narici si sono spalancate come fossero due enormi imbuti, ecco che un odore molto familiare richiama la mia attenzione: il profumo della pizza cotta a legno, leggermente bruciacchiata, quando sulla crosta esterna si formano le bolle spaccate annerite, avete presente?

Quell’odore racconta una storia. La storia della mia vita. Dall’infanzia ad oggi.

La pizza mi ha accompagnato nei momenti più importanti della mia vita, accanto ad un evento cruciale, eccola sbucare, la pizza, rigorosamente margherita, al massimo con provola al posto della canonica mozzarella.

Quando ero piccola i miei genitori mi “mollavano dai nonni” per farsi le vacanze tranquilli ed io stavo che era una meraviglia assieme ai nonni, che ovviamente mi viziavano come una principessa. Una volta alla settimana, il sabato quasi sempre, si usciva per andare al “giardino rosso” una pizzeria di bassa lega in uno di quei paesini casertani che si innestano in strade minuscole e tutte uguali. Io avevo dai 6 ai 9 anni e mi vestivo di tutto punto per una serata, che a quell’età, mi sembrava di gala. Ricordo che selezionavo il vestito da mettere già al mattino, ricordo il primo lucidalabbra e la prima birra diluita nella coca concessa dai nonni. E ricordo l’odore di quella margherita gigantesca che non finivo mai.

Nei periodi più fortunati, quando magari c’erano anche i miei genitori, zii e cugini e soprattutto se si riusciva a convincere mio nonno, si andava a mangiare la pizza al metro a Castelvolturno; era molto più divertente e i km da percorrere, all’epoca, mi facevano sentire quasi come se andassimo ad un evento super mondano. Oltre alla pizza c’era la passeggiata in mezzo alla vita estiva ed io che già mi sentivo in piena adolescenza, mi sentivo, quasi donna. Quasi, perchè nonostante i 16 anni, l’unica cosa a cui pensavo in auto mentre andavamo in pizzeria, erano quelle meravigliose crocchette di patate che venivano servite prima, per “accompagnare” i metri di pizza che sarebbero arrivati. La cosa che mi piaceva di più era il così detto “doggy-bag”, la possibilità di portarti a casa i cm di pizza avanzati. Sapevi che l’esperienza “pizza al metro” si sarebbe aperta alle 21 e conclusa alle 9 del mattino successivo, con una leggera colazione con pizza alle melanzane. Beata adolescenza.

Quando entrai in compagnia di danza, andammo a festeggiare il primo spettacolo in pizzeria, io ero andata da poco a vivere da sola e ricordo esattamente quella pizza torinese che segnò due punti di arrivo importanti: l’ingresso nella danza da professionista e l’indipendenza. Nella stessa pizzeria torinese mangiai la pizza il giorno della mia laurea, prima della discussione, che poi mi portò fortuna, e sempre li, in C.so Casale annunciai la mia partenza da Torino per il Canada. Tutto sempre davanti ad una pizza margherita.

C’è odore di pizza anche qui a Milano, alla piccola Ischia, dove portai mio padre la prima volta e mi sembrò di essere diventata improvvisamente adulta perchè parlammo di lavoro tutto il tempo, come fossimo due colleghi. C’è la pizza margherita anche in una delle serate in cui ho capito che la vita è comunque bella, dopo aver ingurgitato “un’abbondante” di Spontini e aver giurato che non l’avrei mai più fatto ballando al Cox due ore più tardi.

Quanti ricordi in un solo istante. E ce ne sarebbero molti altri.
Vorrei potervi dire che quell’odore sentito in bicicletta, al rientro dall’ufficio, mi ha guidata accanto ad uno di quei vecchi forni a legna di una volta, ma la verità è che proveniva da una di quelle catene che propongono la vera margherita napoletana, che però di napoletano non hanno nè il sapore nè il prezzo.

E così torno a casa. Con la pancia vuota ma il cuore pieno di ricordi meravigliosi.

Fatte ‘na Pizza ca Pummarola ‘n coppa e vedrai che il mondo ti sorriderà. Pino Daniele.
Da leggere ascoltando PLAYGROUND LOVE (VIBRAPHONE VERSION) – AIR

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