Gran Cinema Paradiso

Mi piacciono i racconti dei miei nonni. Mi piace chiudere gli occhi e immaginarmi immersa in quell’epoca, vestita con quegli abiti, soggetta a quelle emozioni, mi sembra quasi di immaginarmi le strade, la gente, gli odori. Persino meglio di un film, perchè raccontato da loro, tutto sembra vero. I favolosi anni che vanno dal 1930 al 1950. Un ventennio in cui mi sarei sentita a mio agio io, donna fuori moda e vecchio stile quale sono.

Questa volta a tavola, i nonni decidono di raccontarmi qualcosa a proposito del cinema. E parliamo di quando erano piccoli, molto piccoli. Siamo a Caserta, sono gli anni ’30 e il cinema sonoro era appena arrivato in Italia, schiere di ragazzini sognavano di poter anche solo sbirciare il grande schermo. Mio nonno mi racconta: il gestore del cinema esce sul marciapiede e in napoletano invita la gente “ci sono storie di sparatorie” per ingolosire i bambini avidi di scene con pistole e cowboy. Mio nonno ha 22 soldi, per entrare al cinema ce ne voglio 23 e non entra. E se lo ricorda ancora perché me lo racconta. Non entra per un solo soldo. Ed io chiudo gli occhi e riesco ad immaginare la delusione di un bambino di 5 anni il cui viso è rigato dalle lacrime, che non può neanche andare a piangere a casa dalla mamma, perché la mamma non ce l’ha più. Mia nonna aggiunge “nonna mia diceva sempre: un soldo è l’inizio di un milione”. Dev’essere con questo ragionamento che i miei nonni sono riusciti a mandare all’università due figlie, nonostante i pochi soldi. Il cinema, continua mia nonna, era un evento straordinario, si andava qualche volta la domenica, lei si ricorda quando uscivano dalla sala per tornare a casa, e suo fratello minore rimaneva sempre indietro rispetto agli altri, preso dalle storie che aveva visto, chissà quanto fantasticava; ed io penso alla magia del cinema, alla sana ingenuità di una volta capace di rendere felice un bambino con infinita semplicità. Mio nonno si ricorda di quando assistette per la prima volta alla scena dell’arrivo di un treno e di come tutto il pubblico si fosse abbassato di scatto per la paura di essere travolto.

E anche se non li ho vissuti quegli anni, ho come una nostalgia potente di quella semplicità.

Più vedo i volti dei nonni invecchiare e più sento il legame con il passato stringersi e il desiderio di tornare indietro, quasi come se non volessi lasciarli andare, come se l’idea che un giorno, molto molto lontano, quando loro non ci saranno più, il legame con le mie radici, con la mia storia, svaniranno.

Il “buon tempo andato”… il tempo è sempre buono quando è andato.
George Gordon Byron

Da ascoltare con House of Wolves – 50’s-

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...