Max 10

Abbiamo spesso parlato del micro-cosmo metropolitana, ma non mi sono mai soffermata su un altro interessante contenitore di storie: il supermercato.

Si possono scoprire un sacco di cose da quello che uno compra al supermercato, ma non solo. Ancora più interessante è come e quando uno lo compra.
Ieri sera sono entrata nel tempio dei cibo, quello del famoso sacchetto giallo. Cammino verso il semaforo, 5 minuti; attraverso la strada, un pezzo di circonvallazione esterna, se il verde è appena scattato ce la faccio nel tempo di un semaforo; entro sfiorando le porte scorrevoli che si aprono sempre un po’ a rallentatore, 1 minuto e vado diritta verso i cestelli, ignorando i carrelli che non uso mai, infilo il braccio dentro al manico del cestello e un’enorme verità mi assale: sono un automa.

Sono preda di una routine collaudata da 3 anni. Da 3 anni, da quando vivo a Milano, la mia vita culinaria è sempre la stessa e si divide in 2, dieta estiva e dieta invernale. Decido di cronometrarmi. 17 minuti per fare la spesa, di cui 5 in attesa alla cassa. Mentre faccio la spesa, decido di studiare me stessa e gli altri. E scopro ad esempio, che non mi infilo in tutte le corsie, sono talmente abituata a fare una spesa regolare, che vado giusto davanti allo scaffale del prodotto che cerco, guardo le offerte, scelgo la più economica e me ne vado, e così faccio finchè non ho comperato i miei max 10 articoli, per poter andare alla cassa dedicata a quelli come me, che non acquistano più di 10 articoli.

Guardo gli altri davanti agli scaffali: chi scruta ogni dettaglio dell’etichetta, chi confronta i prezzi, chi non prende mai il primo prodotto che trova nella fila, ma sempre l’ultimo, quello più lontano; chi prende un articolo e poi lo riporta indietro, chi cambia idea a metà spesa e abbandona il prodotto dove capita, chi fa cadere qualcosa, chi non trova mai nulla e deve chiedere ad un inserviente, chi fa la coda perchè deve comprare il cibo fresco, chi compra solo surgelati, chi ci mette 10 minuti per scegliere un deodorante, chi compra 4 articoli uguali perché sono in offerta. Non è finita: c’è chi mette gli articoli alla rinfusa nel carrello, chi li incastra per dimensione, per farci stare più cose, chi li organizza per tipologia. C’è chi a fare la spesa ci va con la famiglia intera compresi i neonati, chi va con gli amici, chi da solo ma con l’ipod o al cellulare, chi da solo e basta. C’è chi prende i sacchetti di plastica, chi ha le borse di tela che porta da casa, chi il carrellino con le 2 ruotine. E poi ci sono gli orari: chi va di sera alle 8, chi va in pausa pranzo, chi va al mattino presto, c’è chi ci va solo nel week end e fa la spesa per tutta la settimana, chi ci va 2-3 sere a settimana. E tralascio il metodo di pagamento e come uno mette i prodotti nei sacchetti.

E ho descritto credo almeno un centinaio di persone diverse. Un mondo.

E non posso fare a meno di chiedermi chi siano queste persone e quali profili psicologici possano emergere dall’osservare le piccole manie con cui facciamo la spesa.

Se davvero siamo quello che compriamo, io che compro sempre e solo 10 articoli, chi sono? E voi, cosa, come e quando comprate?

Respingo i principi base della civiltà, specialmente l’importanza dei beni materiali. (Tyler Durden – Fight Club)

Da leggere ascoltando con The Drums – Money

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3 thoughts on “Max 10

  1. io faccio la spesa online. Il sito del sacchettogiallo è fantastico, devo dire. E sono efficientissimi in tutto. Se però vado in negozio me lo giro tutto, non riesco a puntare solo le cose che mi servono. Poi compro solo quel che mi serve (e il cioccolato mi serve sempre, si!) però me lo giro tutto, salto solo la corsia dei superalcolici.

  2. “-I tibetani credono in una transizione tra la morte e la rinascita. La morte è sostanzialmente un’ attesa. Dopo poco tempo l’anima sarà accolta da un nuovo grembo. Nel frattempo ricava a se stessa quella parte di divinità che aveva perduto al momento della nascita.- Scrutai il profilo di Babette per ricavarci una reazione.- é la stessa cosa che io penso tutte le volte che vengo qui. In questo posto ci si ricarica spiritualmente, una transizione o un passaggio. Guarda quanta luce. é pieno di dati sovrannaturali.-
    -Vengono celati da simboli, numerosi veli e strati di materiale culturale. Ma non sono altro che dati sovrannaturali. Le grandi porte si aprono scorrendo e spontaneamente si richiudono. Radiazioni di energia e onde incidenti. E poi i numeri e le lettere, tutti i colori dello spettro, tutti i suoni e i rumori, le parole cifrate e le frasi convenzionali. Si tratta solo di decifrare di togliere strati di impronunciabilità. Non si tratta del caso, e non se ne può ricare una qualche utilità. Ma questo non è il Tibet. E anche il Tibet non è più lo stesso.
    ……
    In tibet morire è un arte. Arriva il sacerdote, si siede ,dice ai parenti in lacrime di andarsene, e poi fa sigillare la stanza. Finestre e porte sigillate. Ha qualcosa di serio da fare. Numerazioni, salmodie, oroscopi e recitazioni. Noi non muoriamo. facciamo acquisti. Ma non credo ci sia poi molta differenza”.

    – Don de Lillo- Rumore Bianco

    devi sapere che ho fatto una cosa un pò anacronistica, per prima cosa sono andato a Modena a cercare il libro di de Lillo, e non l’ho trovato; sono andato al Grand’emilia, il supermercato più grosso di Modena (anche sede del notturno più grosso giro di prostituzione) e l’ ho trovato nella libreria, costava 14 euro, troppo, così ho deciso di impararlo a memoria quel brano, leggendolo lì nella libreria del supermercato a voce decisamente non alta, quello riportato è frutto della mia memoria, non dovrebbero esserci grossi errori.

    Di mio ripensavo al fatto che, quando non sono pressato dalle donne, il tempo e il governo, vado a far la spesa in orari dove c’è poca gente e vivo una specie di sospensione temporale, quasi malinconica, dev’ esserci dietro il fatto che da bimbo ho vissuto sempre l’ andare a far la spesa con mio padre come un privilegio e una festa.

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