Gli ultimi secondi

Qualche giorno fa sono andata a Napoli in treno.
Un treno composto da soltanto 2 vagoncini piccoli piccoli. Proveniente da Piedimonte e diretto a Napoli, si ferma a Caserta e mi raccatta. Mi faccio strada tra la folla per trovare un posticino accanto al finestrino. I sedili sono di pelle marrone vecchia e non sono divisi perciò si adattano per 2 sederi di media grandezza o 3 di piccola grandezza.

Mi sistemo e guardo fuori dal finestrino ed eccoli li: il soldato e la bella. Sul marciapiede, in attesa dell’ultimo fischio per salutarsi. E la mia testa inizia a frullare una storia dalle immagini cinematografiche, inizia a creare la trama di un film, neanche poi così creativa: una storia d’amore con scenario guerra e povertà dove il soldato nonchè protagonista maschile è interpretato da Ben Affleck in versione capello rasato e divisa che schiatta dai troppi muscoli e lei, la bella, è una Natalie Portman pre-Cigno Nero, con i capelli biondi e lo sguardo da bambina di quando recitava in Leon. La regia è di Takeshi Kitano, che regala un’atmosfera dilatata dove un minuto dura 1 ora e i personaggi parlano con il corpo e lo sguardo e raramente con la bocca. La fotografia, beh la fotografia è di Conrad L. Hall, magnifico nella sua magnificenza. Musiche di Giorgio Giampà, giovane talento italiano nominato per la prima volta all’oscar proprio con questo film, scritto, neanche a dirlo, dalla sottoscritta. E mi vedo già i titoli di coda.
Il soldato e la bella e i loro ultimi secondi insieme. Lui partirà forse per salvare il mondo, da solo. Lei lo aspetterà, per sempre. Il fischio del capostazione risucchia il nostro protagonista sulla carrozza, lei, la bella inizia a piangere. Si guardano per 10 secondi, ma nel film sono 37 minuti, il trenino, nel film sarà un lungo treno super tecnologico mai visto, il trenino dicevamo, si incammina lento cosìcchè lo sguardo della protagonista possa muoversi con dei micromovimenti e le lacrime scendano a rallentatore, mentre sullo sfondo la stazione crolla, come a testimoniare che un mondo, il mondo della protagonista, sta crollando. L’ultima scena vede il soldato, seduto sul suo sacco per terra, guardare le sue mani e portarsele lentamente sul volto per coprirsi. Di fronte una giovane donna, cammeo della sottoscritta, lo sta guardando e ne coglie la disperazione. Vai a nero. Titoli di coda.

Di una storia è vero solo quello che l’ascoltatore crede. (Hermann Hesse)

Da leggere ascoltando Lady Crush di Giorgio Giampà

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