Mani che si stringono

Sono le 9.17 e cammino verso la fermata della metropolitana Porta Romana. Vedo una coppia di ottantenni che si tengono per mano. E’ un’immagine che mi stringe il cuore. Mi soffermo qualche istante e mi viene in mente che quasi tutta la nostra vita è misurabile in strette di mano: voglio dire, da quando nasciamo a quando moriamo, tutti i momenti importanti della nostra vita sono sigillati da una stretta di mano, come se quel gesto definisse il momento in cui ci troviamo. Ed ecco che in un batter d’occhio la mia mente sbalza indietro e inizio a pensare al momento in cui veniamo al mondo.

Da neonati non parliamo, non ci muoviamo, non pensiamo, insomma siamo delle larve vestire con tutine di discutibile gusto, rosa confetto o azzurro cielo o giallo banana per i più avanguardistici, che mangiano pappe, cagano in pannoloni plastificati e dormono tutto il tempo. La nostra padronanza corporea è pari a quella di un verme e l’unica cosa che facciamo è appenderci con le nostre 5 ditina a salsicciotto all’enorme indice di qualunque adulto ci si avvicini. Ci appendiamo e ridiamo come ebeti perché quel gesto ci diverte e Dio sa solo perché.

Passano gli anni e l’infanzia da età infarcita di divertimento e semplicità si trasforma in “perché devo andare a scuola?” . I 7 anni segnano il passaggio dai giochi 24 ore su 24 a penne, quaderni dalle righe improbabili, sussidiari, astucci, zainetti pesanti manco dovessi scalare l’Everest. E un bel giorno esci di casa con mamma e papà e non capisci bene dove ti stiano portando, e tutto ad un tratto ti ritrovi davanti ad un edificio col sex appeal di un ospedale anteguerra e scopri che passerai gli anni più belli della tua vita lì dentro. E davanti a quella porta, come fossero i peggiori traditori, ti ci portano i tuoi genitori. Da infami, stringendoti la mano, entrambe le mani. E tu non capisci perché.

Passi l’infanzia, superi l’adolescenza e proprio alla fine del tunnel malefico dei tuoi 18 anni, magari incontri quella persona che rimarrà per sempre nei tuoi ricordi, come il primo grande amore. E se la riconosci dallo sguardo, da come muove le mani, dalle cose che dice, da come sorride, è quella fottutissima prima stretta di mano che dichiara come stanno le cose, quel primo incontro corpo a corpo, in cui puoi sentire la sulla pelle, la sua forza, la sua durata e da quello capire con chi hai a che fare. E ti ritroverai spesso a ripensare a quella stratta di mano, col desiderio di fermare il tempo per poterla riviver ancora e ancora.

E poi arriva il momento del primo colloquio di lavoro, il primo vero esame della tua vita, e ti studi quella stretta di mano che dovrai dare al tuo futuro capo per fargli capire chi sei davvero: una stretta di mano da manuale, forte ma che non prevarichi, con la mano e le 5 dita che aderiscono all’altra per far sentire la tua totale adattabilità ad ogni situazione, la durata di almeno 5 secondi, per far capire che sei una persona paziente. Una stretta di mano che ti sei preparato per mesi e la cui esecuzione perfetta di regala il tuo primo contratto di lavoro: uno stage di 1 anno non retribuito.

E da lì è tutto in salita: ti sposi, compri casa, rimani incinta, dopo 9 mesi ti ritrovi sul lettino dell’ospedale ad affrontare 20 ore di travaglio e quando quella cosa che ti ha fatto penare così tanto, esce fuori, quando ti piazzano quell’esserino tutte ossa e gelatina tra le braccia, la prima cosa che fai è stringergli la manina, aprirle il palmo e giocarci.

Insomma la vita è fatta di tutte queste cose qui, di questi momenti importanti che scandiscono il passare delle fasi, degli anni, fino alla vecchiaia, fino a quando vai a fare la spesa al mattino in Porta Romana, mano nella mano con tuo marito di 85 anni e la sua presa è un supporto sicuro, l’uomo con cui ti sei svegliata per ultimi 50 anni, l’uomo che ti sostiene ora che l’artrosi si è mangiata la tua mobilità. Quella mano non la molli. Per niente al mondo.

Ciò che veramente desidera colui che chiede la mano di una donna, è il resto del corpo. (Enrique J. de Poncela)

Da leggere ascoltando Friends – I’m His Girl

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3 thoughts on “Mani che si stringono

  1. Bella la tua descrizione o narrazione dell’amore ? Perché era quello che intendevi ..anche se la stretta di mano che fai o dai alla tua laurea o al tuo campo e’ molto diversa da quella dei due teneri vecchietti:)
    Ciao

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