Libri, vinili, palline di vetro e macchine da scrivere

Da leggere ascoltando Tom Waits – Hold On

Percorri la rampa di scale e non sai bene cosa aspettarti. Se apri la porta e vedi il solito divano di pelle nero, la tv che troneggia nel salotto e anonime stampe da IKEA su pareti bianche, giuri a te stessa che te ne vai nel giro di 1 minuto, giusto il tempo per gettare della benzina e un fiammifero e bruciare il clichè del maschio single. E invece no. Ma già lo sapevi. Prima dei colori, delle forme, prima anche di sentirti dire benvenuta, un odore soffice e pieno ti avvolge, un misto di curry serale, di biscotti-a-tutte-le-ore e di caffè all’alba. E tu ti senti un po’ a casa. Casa tua intendo dire.
Le pareti sono di un colore caldo e cercano uno spiraglio tra gli infiniti poster, libri, vinili, gingilli, oggetti vari che abbracciano tutta la casa. Ci sono libri ovunque, messi in ordine in maniera autistica per casa editrice. Ammassati e avvinghiati tra di loro sugli scaffali, in bagno, negli angoli dove lo spazio sembra essersi ricreato per respirare un po’, pure li sono arrivati, minuscoli pamphlet che sembrano sbucare inaspettatamente per essere letti e tu ne apri più di uno e ci caschi dentro.
Ci sono vinili e ciddi come se il magazzino della cara vecchia Ricordi si fosse trasferito lì, se ne stanno pigiati stretti a farsi compagnia, come se Coltrane potesse farsi una chiacchierata con i Converge, appianando quel piccolo divario tra jazz e hardocore. E poi ci sono le palline di vetro con la neve finta, sai quei souvenir barocchi che si portano alla bisnonna quando da adolescente fai un viaggio in una capitale europea? Sono allineate a decine come i soldatini sull’attenti, e se provi a scuoterle ti accorgi che la neve neanche si alza più.
Ci sono anche 7 macchine da scrivere distribuite qua e là, sembrano più il palcoscenico dove i due gatti si esibiscono quando camminano, anziché una passione vera.
Poi ti colpisce una foto in bianco e nero, incorniciata. C’è una famiglia felice negli anni 70. Appoggiata sul tavolo, come fosse un’essenza costante, quasi una presenza in carne ed ossa, come se ad ogni pranzo e cena, attorno a quel tavolo, ci fosse una famiglia e non una persona sola. Mi si stringe un po’ il cuore ma dura poco. Nell’aria di inizio primavera, c’è odore di gelo, essenza di indifferenza. Mi guardo attorno e mi chiedo se non ci sia stato uno scambio di chiavi. Hai presente tutte quelle storie di scambio di neonati alla nascita? Ecco, come se la persona che avrebbe dovuto abitare quella casa, fosse finita nell’appartamento accanto per errore, con divano di pelle, le stampe anonime etc, e lì invece ci abitasse uno che non centra proprio niente coi libri, i vinili, le palline di neve, le macchine da scrivere.
Però poi capisci che ogni singolo libro, vinile, ciddi, stampa, ogni gingillo, persino le palline di vetro, sono lì a dirti che tutte le persone sono proprio come le case, le devi guardare bene da dentro per poterle conoscere.

Questa è la vera natura della casa: il luogo della pace; il rifugio non soltanto da ogni torto, ma anche da ogni paura, dubbio e discordia.
John Ruskin

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