Piove perché tu sei triste bambina

Da leggere ascoltando “To Kill a King – Fictional State”

Piove sempre.
No, non è una di quelle metafore usate per esternare l’intrinseco dolore di chi è sempre triste. No, è proprio che meteorologicamente parlando a Milano (e non solo) piove sempre. Magari parte benino la giornata, con un sole pallido che non convincerebbe neanche la nuvola più carica di grandine, ma poi verso sera si scatena l’inferno. E tu ti chiedi come mai nel tuo armadio primaverile di quest’anno, hai selezionato accuratamente una collezione di sandali e giacchette di pelle che si rovinano anche solo a guardala, l’acqua. E niente, non ci arrivi a comprare un k-way da 9.90 euro alla Decathlon, tanto da domani smette. E invece no, continua. E tu t’accanisci a mettere i tuoi sandaletti che diventano delle zattere, tanto da domani smette. E invece no. Non smette proprio. E tu inizi a chiederti chi sia più testardo e cocciuto: il meteo, che non capisce che a fine maggio non possono esserci 12 gradi o tu, che continui ad addormentarti la sera con la pioggia che batte sui vetri, sperando di trovare la mattina dopo, 26 gradi e un sole che – devi mettere la crema solare pure in città, cavolo – Ecco. In questi ultimi giorni io e il meteo siamo un po’come quegli innamorati che proprio non si capiscono e non fanno nulla per venirsi incontro.

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Piove perché tu sei triste bambina (Da Men in Black II)

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