Collezionisti

Da leggere ascoltando Cold war – The morning benders

Ho sempre guardato con ammirazione tutte quelle persone che hanno la pazienza e la curiosità di collezionare oggetti.

Ci sono i collezionisti classici, persone che raccolgono con infinita meticolosità francobolli di ogni epoca, alcuni intatti, alcuni rovinati dal tempo, altri irrigiditi dalla colla indelebile, tutti messi infila e catalogati per anno, per nazione. Sono veri e propri appassionati che con una ovvia anima da serial killer, no?

Poi ci sono i collezionisti di oggetti di interesse più o meno discutibile: quelli che c’hanno eserciti di animali, gufi, elefanti, pesci, galline, di ogni materiale, colore, grandezza, senza razzismo alcuno, accumulano senza posa, e tu francamente ti chiedi: ma perché?

E ci sono i collezionisti acculturati, quelli che zappano la casa di scaffali per esibire in maniera voyeuristica la loro preziosissima collezione di vinili, di prime edizioni di libri, di giocattoli vintage… file e file di prove confutate che “oh, io c’ho un gusto e una cultura che mica tutti ce l’hanno”. E tu ti chiedi se i 10 cm di polvere accumulati sopra oggetti così speciali, siano sintomo dello scarso utilizzo: cioè quel vinile lo hai mai messo su davvero o l’hai comprato e riposto nello scaffale, appena comprato?

Ma non è finita. Ci sono i miei e preferiti: i collezionisti di donne.
Quelli che amano averne tante, tutte insieme, perché anche loro, come i collezionisti di animali, mica sono razzisti e ne vogliono almeno una per tipologia: bionda, bruna, rossa, alta, minuta, magra, con le forme, con gli occhi chiari, con gli occhi scuri, stupida, intelligente, dolce, fredda, etc… quelli che amano riempire il proprio “cuore”, si fa per dire, di donne, come fosse l’arca di Noè. E ogni volta mi chiedo: ma come ci si sente ad essere una degli oggetti collezionati?

Dev’essere un po’ come quando sei in fila dal macellaio, col numerino in mano, in fila per chiedere la tua bistecca e nell’attesa che tocchi a te, scruti con curiosità le tue rivali, come si vestono, come si muovono, come parlano. E ti accorgi che la tua infinita diversità dalle altre è ciò che ti ha fatto arrivare sullo scaffale del tuo uomo-collezionista. Che per forza di cose non potrà mai apprezzarti davvero per quello che sei, ma che esattamente come chi colleziona vinili e prime edizioni di libri, ti mette lì per ostentarti e che mai davvero riuscirà ad aprirti o ad ascoltarti.

Ogni collezionismo spinto fino alla mania, dagli innocui francobolli agli inquietanti editti sulle esecuzioni capitali, ha già odore di decomposizione.
Cesarina Vighy

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