Grinta

Da leggere ascoltando
The Cinematic Orchestra – To Build a Home

Lui è Grinta.
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E’ un micro-gatto che ho incontrato nelle mie recenti vacanze siciliane.
Il nostro incontro è avvenuto un po’ per caso, un po’ per destino. Ha meno di un mese e fa parte di una bada di randagi che affolla una di quelle case enormi col cancello sempre aperto che stanno sul ciglio della strada di uno di quei paeselli dell’entroterra siciliano. La prima volta che l’ho visto, mi hanno detto “non ti ci affezionare troppo, qui i gatti hanno vita breve, di solito muoiono stirati sotto una macchina o uccisi dai cacciatori”. Mentre me lo dicevano, lo guardavo, col suo pelo rossiccio, la sua stazza microscopica e i suoi occhietti sigillati da una cerniera di crosticine.
Dev’essere un po’ handicappato, mi ha detto qualcuno. Dato che ero a casa di sconosciuti, non è che potessi rispondere male, perciò sono stata zitta e tra me e me ho solo pensato “non ci vede, per questo si comporta e si muove in maniera stupida”.
Qualcun altro ha poi aggiunto “mi sa che ormai è cieco”.
In borsa avevo del collirio e così, armata di fazzoletto e testardaggine, gli ho aperto gli occhi.
“lo chiamerò Grinta!” ho detto ad alta voce, battezzandolo.
E così là in mezzo allo spiazzo di questa casa enorme, ci siamo ritrovati io e lui, microscopici e rossicci, a guardarci negli occhi. L’ho visto guardare il mondo per la prima volta, cogliere le forme e i colori di ciò che fino a un istante prima aveva solo un odore e un rumore. L’ho seguito mentre muoveva i suoi primi passi, incerto e buffo, insicuro e circospetto, impaurito e tremante.
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Non rivedrò mai più Grinta. Ma magari, anzi, speriamo, lui sopravviverà contro tutte le aspettative.

Stamattina mi sento un po’ Grinta anche io.
Come lui ho aperto gli occhi per la prima volta, come lui mi muovo spaurita e incerta e ho bisogno di dare una forma ed un colore alla realtà, che per così tanto tempo avevo smesso di guardare. E’ un po’ come se avessi vissuto gli ultimi 3 anni con gli occhi chiusi e come se oggi per la prima volta qualcuno con un collirio potente, me li avesse aperti. E questo è tutto.

Pur di non fare i conti con la realtà preferiamo convivere con la finzione, spacciando per autentiche le ricostruzioni ritoccate o distorte su cui basiamo la nostra visione del mondo.
Massimo Gramellini, Fai bei sogni

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Una notte buia e tempestosa

Da leggere ascoltando Wim Mertens – Close Cover

E niente, mi è tornata l’insonnia.
Non so se per il caldo, se per l’instabilità emotiva degli ultimi giorni, magari per l’irrequietezza caratteriale che tanto mi contraddistingue, non so. Ma in pratica ho dormito 2 ore, tutto il resto della notte l’ho passato a rimbalzare pensieri in un’avvincentissima partita a tennis con il mio subconscio.

E forse non lo sospettereste mai, ma sapete quanti pensieri riescono a saettare nella testa in solo 1 minuto?

Troppi. E tutti scomodi.

Non voglio rimane sola.
Vorrei raggiungere con un salto Caserta e mangiare con i mie nonni
Vorrei chiamare mia mamma e non sembrare così fredda.
Ho sbagliato lavoro.
Ho sbagliato vita.
Vorrei essere a Torino a chiacchierare con S.
Vorrei dedicare più tempo alla danza.
Vorrei essere rimasta a Montreal.
Mi piacerebbe tormentare meno E. nelle nostre passeggiate della felicità.
Vorrei riuscire a smettere di amare F.
Vorrei diventare mamma.
Ho paura che mi sentirò un’estranea nella mia casa nuova.
Vorrei che Apollo fosse qui.
Mi piacerebbe se i gatti mi piacessero.
Vorrei vivere a casa di A.
Vorrei sapere perché G. mi odia.
Vorrei essere meno sensibile.
Ho paura che finirò con l’accontentarmi di cose che non mi piacciono davvero.

1 minuto intenso. Anche troppo.

Era una notte buia e tempestosa… (Edward Bulwer-Lytton)